Paura di cosa, dell’altro, di te…di me!?
Si ha paura di mille cose, dei dolori, dei giudizi, del proprio cuore, del risveglio, della solitudine, del freddo, della pazzia, della morte... specie di questa, della morte. Ma tutto ciò è maschera e travestimento.
In realtà c'è una cosa sola della quale si ha paura: del lasciarsi cadere, del passo incerto, del breve passo sopra tutte le assicurazioni esistenti. E chi una volta sola si è donato, chi una volta sola si è affidato alla sorte, questi è libero. Egli non obbedisce più alla legge terrena, è caduto nella spazio universale e partecipa alla ridda delle stelle.
(H. Hesse)
Paura, ma di cosa? Cos’è questo sentimento così invadente e spesso invalidante che percorre e percuote la nostra esistenza?
Se si ripercorre la propria vita, analizzando le proprie paure, ci si rende conto di quante esse siano e di come queste emergano e sfumino o si trasformino nel corso della propria crescita, interiore e sociale. Il mutamento o la scomparsa di molte di queste non avviene in merito ad un cambiamento esterno, ma grazie ad uno sviluppo interiore che comporta una elaborata consapevolezza nei confronti delle proprie insicurezze che possono nascere da sentimenti che non si è in grado di gestire (rispetto a se stessi e verso il prossimo); dall’approccio ad una fase della propria vita che comporta un forte cambiamento e quindi un’incognita; insicurezze nate da esagerate aspettative personali o accreditate da altri. E mille altre possono essere le motivazioni che accrescono le proprie insicurezze che si trasformano in paure. Riflettendoci, sembra proprio che le paure siano il riflesso delle proprie insicurezze emotive e della loro gestione che, inevitabilmente, si concretizzano in ciò che ci circonda. E’ paradossale scoprire di aver timore di se stessi, ma è proprio in noi che fermentano le paure. Nell’ignoto, nel cambiamento che scombina le proprie abitudini, nell’ incertezza in se stessi rispetto ad una situazione, apparentemente insormontabile, perché si presenta come una alterazione alle nostre certezze. E ci scombussola perché è una variazione che va contro le certezze che ci si è costruiti nel tempo, e non perché il cambiamento sia sbagliato o le certezze veritiere, ma il cambiamento in sé e lo scoprire che le ‘certezze’ sono discutibili, alimenta la paura! Spesso i cambiamenti che ci sfrugugliano sono così personali e quasi incomprensibili che nel dargli seguito ci si pone il problema di confrontasi con i ritmi e le ‘etichette’ sociali, che sono dei veri e propri tranelli! Ed ecco che nuove paure nascono nel confronto con stereotipi ufficiali e per paura di sentirsi inadeguati a questi, si tenta di conformarsi al clichè sociale, distogliendo lo sguardo da ciò che è veramente proprio, accrescendo così l’ansia nel dover arrivare e il timore di non riuscivi. Ma bisogna ricordarsi che i criteri imposti dall’uomo per muoversi ‘adeguatamente’ nella società, non sono una verità assoluta e rappresentano degli agguati costanti per la propria crescita emotiva, che avendo dei tempi personali si ‘impaurisce’ di fronte a ciò che è ritenuto ‘socialmente corretto’. Ma per quanto queste paure sono attivate dall’esterno, dalla società di cui si fa parte, il problema è insito nella persona e per trovare un capro espiatorio e dare un senso alla paura, si rigetta all’esterno la causa.
Dunque, paura…ma di cosa veramente? Come dice Hesse, lasciarsi andare è la sfida più grande. Fidarsi del prossimo, ma in primo luogo di se stessi, da lì ha origine tutto. Lasciarsi andare in se stessi, non temere il proprio giudizio (molto più temuto di quello altrui), non aver paura di sbagliare, di cambiare…di aver paura.
Conoscendo le proprie paure si può trovare un buon alleato per ‘scoprirsi’ e trovare il proprio equilibrio. Anche riconoscere ed affrontare le proprie paure, incute paura, ma sicuramente rende più forti e predispone al raggiungimento della, sospirata, serenità interiore.