La Sessualità e i suoi disturbi - L'Aquilone Rosa


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La Sessualità e i suoi disturbi

La Sessualità e i suoi disturbi

LA SESSUALITA’ E I SUOI DISTURBI

 

Nell’affrontare il tema della sessualità e dei suoi disturbi bisogna tenere conto di una serie di livelli di lettura che per vari motivi si è soliti trascurare. Le modificazioni fisiologiche a cui va incontro il corpo umano nell’atto sessuale sono magnificamente complesse ma non sono tutto. Negli animali, come nell’essere umano, la sessualità è qualcosa di più complesso e di meno circoscrivibile rispetto a quello che la biologia descrive. Mirabile a tal proposito è quanto nota nel lontano 1929 l’etnologo Malinowski alle prese con la cultura primitiva della Melanesia nord-occidentale: “Il sesso non è soltanto una transazione fisiologica per l’abitante dei mari del sud, non più di quanto lo sia per noi; esso implica l’amore e il fare l’amore, diventa il nucleo di istituzioni come lo sono il matrimonio e la famiglia, influenza l’arte e produce fascino e magia. Domina quasi ogni aspetto della cultura. Nel suo significato più ampio il sesso è più una forza sociologica e culturale che una mera relazione fisica tra due individui”[1].

Sebbene da un punto di vista evolutivo la finalità riproduttiva giochi un ruolo centrale, la sessualità è governata, ricercata, evitata, demonizzata o idolatrata per mezzo di una serie di aspetti ad essa connessi che, come descritto da Malinowski, esula dalla fisiologia. Questo potente insieme di comportamenti, così pervasivo e affascinante, è la risultante di una serie di interazioni tra le varie sfere della vita psichica degli esseri umani, alcune delle quali interessano la vita sociale delle comunità, altre invece emergono, a volte incomprensibili e spaventose, dalle lande più oscure della nostra personalità. Chiunque per mestiere svolga un lavoro nel quale sia implicato il sesso (dal sessuologo al ginecologo, dall’andrologo al chirurgo, dalla prostituta alla pornostar) sa che ad esso associato vi è una componente non sempre circoscrivibile: le emozioni. Nella sessualità tutto il corpo, cervello compreso, è coinvolto in una mobilitazione emotiva che non ha eguali e che risulta, per molti aspetti, incomprensibile anche a chi le prova. Tali reazioni sono la risultante dell’interazione complessa di diversi fattori, dalla storia di vita del soggetto alla cultura di appartenenza, dal peculiare assetto biologico all’educazione ricevuta.

Qualora dunque, si manifestino problemi legati alla sfera sessuale, le modalità di intervento possono essere molteplici. Lo psicologo clinico che si occupa di sessuologia concentra il suo lavoro su quegli aspetti della sessualità disfunzionale che non sono additabili principalmente o totalmente ad un malfunzionamento fisiologico. In questo ambito non vi sono indicatori oggettivi di malfunzionamento all’infuori della sensazione di malessere che il soggetto riferisce. Il paziente del sessuologo è una persona che vive con disagio la propria vita sessuale. Non vi sono standard ai quali riferirsi. L’appagamento non è legato quasi mai ad aspetti quantitativi e molto spesso l’origine di un problema legato alla sfera sessuale sta proprio nell’incapacità di perseguire la qualità. In questa ottica il piacere assume un ruolo centrale. I preconcetti, l’educazione ricevuta, il senso di colpa, l’ansia, l’incompetenza affettiva…,  sono fattori che influenzano in varia misura la capacità di ricercare il proprio piacere, di entrare cioè in contatto con una parte molto intima di sé stessi.

Un altro aspetto centrale nella sessualità è rappresentato dalle abilità relazionali. Il sesso infatti si fa con qualcun altro. Anche quando è autoerotismo è sempre presente a livello immaginativo un oggetto sessuale. Molti dei sintomi sessuologici sono, a ben vedere, connessi a problemi di tipo relazionale.

Nel parlare di disturbi della sessualità è bene dunque tenere in considerazione i vari livelli di lettura ai quali l’argomento si presta. Dal punto di vista fisiologico il riferimento più autorevole rimanda agli studi pionieristici condotti dai coniugi Master e Johnson, che descrissero per primi in maniera sistematica, il mondo della sessualità umana, fino ad allora avvolto da un alone oscuro e controverso.

Dal punto di vista fisiologico, la reazione sessuale umana è costituita da una sequenza di eventi il cui obiettivo è di preparare il corpo dei due partner a un’unione sessuale. Affinché il rapporto sessuale possa avvenire è necessario che il corpo in generale, e i genitali in particolare, vadano incontro ad una serie di mutamenti di forma e funzione rispetto allo stato in cui si trovano abitualmente. Le reazioni fisiologiche sono di vario ordine: neurologiche, vascolari e muscolari. La trasformazione dei genitali avviene soprattutto per mezzo della dilatazione riflessa dei vasi sanguigni del pene e della vagina in conseguenza ad una stimolazione che può essere di varia natura, e che conduce ad un irrigidimento dei genitali maschili e alla lubrificazione e all’inturgidimento di quelli femminili. Master e Johnson, in seguito all’osservazione di un vasto campione di soggetti suddivisero la risposta sessuale umana in quattro momenti: Eccitamento, Plateau, Orgasmo e Risoluzione.

La fase dell’Eccitamento è caratterizzata dal sorgere di sensazioni erotiche con conseguente erezione del pene negli uomini e lubrificazione vaginale nelle donne. Il respiro si appesantisce, il ritmo cardiaco aumenta. Si nota inoltre, sia nel maschio che nella femmina, una vasocongestione (arrossamento) diffusa su tutto il corpo.

La fase di Plateau è uno stato di eccitamento più avanzato che annuncia l’imminenza dell’orgasmo. Le reazioni fisiologiche già riscontrabili nella fase di eccitamento si accentuano raggiungendo il loro massimo. Nella fase dell’Orgasmo tutto il corpo è pervaso dalla più intensa e piacevole delle sensazioni sessuali legate all’adempimento delle funzioni riproduttive.

L’ultima delle fasi descritte da Mster e Johnson è quella della Risoluzione. In essa si verifica la cessazione delle reazioni fisiologiche sessuali e tutto il corpo ritorna al suo stato di base.

Nonostante questa suddivisione sia andata incontro a modificazioni nei decenni successivi alle osservazioni condotte da Master e Johnson resta comunque invariato il fatto che sia possibile suddividere la risposta sessuale in una serie di fasi. Tra le modificazioni più significative apportate a questo modello troviamo quella attribuibile all’opera di Helen S. Kaplan, la quale pose l’accento su un altro momento centrale, quello del Desiderio, inteso come aspetto propedeutico al susseguirsi delle quattro fasi sopra descritte. Si tratta di un momento non ben definibile dal punto di vista fisiologico che gioca un ruolo centrale in tutta la risposta sessuale.

I disturbi sessuali sono degli “intoppi” che occorrono in una delle fasi sopra descritte e che inficiano lo svolgersi della risposta sessuale. Le cause che sottostanno ad essi possono essere di natura organica, psicogena o mista. La clinica sessuologica si occupa di tutti quegli aspetti riconducibili all’influenza dell’attività psichica sulla risposta sessuale. Si tratta di quelle condizioni nelle quali possono essere escluse cause di tipo organico o per le quali eventuali problemi organici non bastano a spiegare il manifestarsi di una disfunzione. Si tratta di un settore della psicologia che all’apparenza risulta più concreto di altri. Il paziente o la coppia arrivano in terapia lamentando un sintomo che riguarda la sessualità. Il sessuologo è in possesso di una serie di tecniche e di competenze che mette al servizio del paziente. Dato un disturbo quindi è possibile ricorrere ad una procedura adeguata (le mansioni) che l’esperienza e la ricerca hanno messo a punto. Tuttavia, come già accennato, la complessità del comportamento sessuale quasi mai permette un percorso lineare. La comprensione necessita di un livello di lettura più complesso rispetto a quello fisiologico.

 Le variabili in gioco sono molteplici e complesse. Le mansioni fanno emergere conflitti intrapsichici e diadici precedentemente inconsci che necessitano di un intervento psicoterapeutico costante. Accanto ad una valutazione prettamente sessuologica è dunque centrale, al fine di conquistare o riconquistare una vita sessuale appagante, lavorare anche su aspetti apparentemente non legati con filo diretto alla sessualità.

La metodologia di intervento in questi casi si fonda sulla relazione terapeutica. All’interno di questo contenitore simbolico il paziente o la coppia affrontano insieme al terapeuta il sintomo sessuologico, ne rintracciano l’origine, ne valutano la valenza, tenendo sempre presente che il paziente giunge in terapia con un particolare equilibrio per il quale il sintomo gioca un ruolo centrale. Il sintomo ha anche un valore comunicativo non sempre evidente. In una delle opere più innovative e più influenti degli ultimi decenni Paul Watzlawick così dice: “L’intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, è cioè comunicazione; ne consegue che comunque ci si sforzi non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutte valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”[2] . Ne consegue che non si può non comunicare. Il sesso è relazione fra due persone e i mezzi per comunicare non sono sempre verbali. In quest’ottica il sintomo è comunicazione. Nel nostro caso specifico il corpo, con il suo linguaggio non verbale, parla una lingua magnifica che in alcune circostanze può risultare incomprensibile. Il lavoro terapeutico consiste dunque nel dare voce, in maniera quanto più chiara possibile, al tentativo di comunicazione messo in atto con il sintomo. Tale tentativo è inconscio e non è quindi immediatamente comprensibile. Lo scopo non è estirpare il problema, ma comprenderlo dando ad esso un senso.  

Nonostante la clinica sessuologica disponga di una serie di strumenti molto validi per risolvere le disfunzioni sessuali, essi non sono mai fini a se stessi. Si tratta di una serie codificata di esercizi che in ultima analisi hanno lo scopo di favorire una comprensione pragmatica del proprio corpo e della propria sessualità e di stimolare una comunicazione sana e completa col proprio partner. Tuttavia, l’esecuzione meccanica di tali esercizi senza il lavoro terapeutico raramente produce risultati.

 

 

BIBLIOGRAFIA

-          Dèttore D. (2001). “Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale”, McGraw-Hill.

-          Kaplan H. S. (1975). “Manuale illustrato di terapia sessuale”, Feltrinelli

-          Kaplan H. S. (1976). “Nuove terapie sessuali”, Bompiani.

-          Malinowski, B. (1929). La vita sessuale dei selvaggi nella Melanesia nord-occidentale. Milano: Feltrinelli

-          Master W. H., Johnson V. E. (1966). “L’atto sessuale nell’uomo e nella donna” Feltrinelli.

-          Veglia F. (2004). “Manuale di educazione sessuale vol. 1”, Erickson.

-          Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. (1971). “Pagmatica della comunicazione umana”, Astrolabio

 

Dott. Stefano Gentile

Psicologo-Sessuologo



[1] Malinowski, B. (1929). La vita sessuale dei selvaggi nella Melanesia nord-occidentale. Milano: Feltrinelli

[2] Watzlawick P.; Beavin J. H; Jackson D.: Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio: Roma